
E sei lì, in coda dietro a quattro primipare freschissime, mentre ti occupi “dell’addestramento”
-Eh si, anche le Vacchette vanno addestrate ad entrare nel robot di mungitura le prime volte-
In pratica è un po’ un momento di semi-cazzeggio: controlli che le Ragazze nel box del post parto siano tutte in ordine, ti annoti quelle da ricontrollare, verifichi gli attacchi, fai due carezze alle più coccolone e, appunto, cazzeggi sui social.
Periodicamente, che sia twitter o instagram, esce l’argomento “No agli allevamenti intensivi” buttato lì a caso da Tizio/a che una stalla non l’ha mai vista se non da dietro un monitor.
Non siamo FABBRICANTI DI LATTE e nulla vogliamo avere a che fare con gli appartenenti a questa categoria: Trattare gli animali come numeri non è qualcosa di contemplabile o concepibile.
Quindi:
-Qui il quindi non ci sta proprio bene ma ormai il blog ha preso questa piega e ce lo teniamo comunque-
Ti riconosci in Tizio/a che crede, anche se in minima parte, alla retorica “intensivo = brutto e cattivo”?
Questo post vuole un attimo fare chiarezza per quanto possibile (poi per approfondire ci si prende un caffè e si discute di persona e magari proprio qui in Colombara).
Ci sono stalle che DEVONO chiudere. Ce ne sono ovunque.
Ci sono persone a cui non dovrebbe essere permesso allevare animali, soprattutto se da reddito.
Ci sono quelli che manco sanno di averle le Vacche da latte. (per ora mi limiterò a parlare del comparto latte)
E poi ci siamo noi.
Noi siamo l’opposto.
Siamo gli ALLEVATORI -che è una cosa ben diversa dai contadini-
Gioiamo e soffriamo con i nostri animali. Le tentiamo tutte per salvare anche i casi più disperati. Conosciamo a memoria ogni animale della stalla: ne sappiamo le produzioni, il carattere, i pregi, i difetti, il NOME, il padre, la madre, i figli (e se possibile conosceremmo pure lo Spirito Santo).
Non siamo FABBRICANTI DI LATTE e nulla vogliamo avere a che fare con gli appartenenti a questa categoria: Trattare gli animali come numeri non è qualcosa di contemplabile o concepibile.
Eppure sia il settore, che i trasformatori, che Tizia ci mette tutti sullo stesso piano.
Essere Animali urla a gran voce che siamo tutti degli assassini.
Ma io vorrei che Tizio/a potesse entrare nella testa di chi la notte non dorme pensando al dover riformare (mandare al macello per chi non è del settore) una Vacca la mattina successiva; o pensasse un po’ a quelli che a qualsiasi orario, indipendentemente dalle ore lavorate nella giornata, escono di casa per assistere i propri animali durante il parto. Che provasse l’emozione di salvare una vita o la frustrazione nel non riuscire a farlo.
E poi vorrei pure che venisse a vedere un allevamento INTENSIVO in cui le Vacchettine dormono su materassi ad acqua, si fanno mungere quando vogliono in autonomia, pascolano nel periodo di asciutta, hanno a disposizione ventilatori e doccette quando fa caldo ed un tiepido giaciglio d’inverno, sono abituate alle carezze dell’uomo e non alle sue bastonate, alle parole e non alle urla.
Questo vuole essere un elogio a tutti coloro che definisco allevatori perché, di nuovo, noi non siamo fabbricanti di latte e mai lo saremo.
Giorgio.